mercoledì 21 novembre 2012

Il disco rotto della questione del debito greco.


Non sono state sufficienti 12 ore circa di incontri e trattative per trovare una soluzione alla questione del debito greco.
A distanza di una settimana dal primo summit del 13 novembre, l’Eurogruppo ed il Fondo Monetario Internazionale hanno deciso di rivedersi lunedì prossimo.
Il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, ha dichiarato che sono stati fatti dei passi avanti rispetto al primo meeting, che le posizioni si sono ravvicinate, si sta lavorando agli ultimi dettagli tecnici.
Ha poi aggiunto che il governo di Atene ha fatto in pieno il proprio dovere, un aspetto che ha sottolineato anche il primo ministro ellenico Samaras.
Dalla Germania e dal FMI, invece, i commenti finali post summit sembrano meno positivi.
L’euro ha dimostrato di non gradire questa incertezza, infatti la nostra moneta ha accusato una perdita di 60 pips circa contro il dollaro nei minuti successivi ai comunicati ufficiali.
Nelle prime ore della sessione europea vi è stato un parziale recupero, anche se si resta sotto 1.28.
Prepariamoci quindi ad una forte speculazione nei prossimi giorni per i tanti risvolti di questo ultimo meeting, chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi vuoto.
I rumours e le dichiarazioni dei vari protagonisti di questi negoziati faranno poi da contorno a questo disco rotto che sembra tornare indietro puntualmente ogni trimestre.

martedì 20 novembre 2012

Eurogruppo parte seconda. L'euro attende news da Bruxelles.


Eurogruppo parte seconda.
Una settimana fa l’incontro tra i ministri della finanza della Unione Europea ed il Fondo Monetario Internazionale si è concluso con un solo accordo: quello di concedere altri due anni alla Grecia per la riduzione del deficit sotto il 3%.
Mentre gli altri nodi da sciogliere, la concessione della nuova tranche economici di aiuti ed il termine entro cui far scendere il rapporto debito/Pil al 120% (UE pensa ad un rinvio al 2022, il FMI vuole confermare il 2020), sono stati rinviati al meeting in programma oggi a Bruxelles.
A giudicare dalle dichiarazioni pervenute negli ultimi giorni, sembra che le posizioni siano ancora distanti all’interno del gruppo di lavoro.
La Grecia molto probabilmente avrà gli aiuti finanziari necessari per sopravvivere ancora per qualche mese, ma la sostenibilità del debito ellenico è un tema molto scottante, una questione su cui ci sono tanti pareri, spesso discordanti, tra i vari Stati membri della Zona Euro.
Si torna a parlare di haircut.
Dal nulla di fatto dell’Eurogruppo di sette giorni fa, la nostra moneta ne risentii negativamente toccando un minimo di giornata a 1.2662 nei confronti del dollaro.
Sembrava così vacillare il supporto a 1.27, l’ultimo baluardo rimasto a difesa del trend rialzista partito dal luglio scorso.
Ma tale livello ha resistito ed oggi, nonostante la notizia di ieri notte della perdita della tripla A della Francia ad opera dell’agenzia Moody’s, il cambio euro/dollaro naviga in questo momento a ridosso di 1.28.
Come spesso accade in giornate come quella odierna, di attesa di grandi notizie, i rumours viaggiano alla velocità della luce ed allo stesso  modo tendono anche a dissiparsi con una certa rapidità.
Già questa mattina abbiamo assistito a degli strappi verso l’alto ed il basso.
Quindi è necessaria una dose di calma e sangue freddo superiore alla media.


martedì 13 novembre 2012

L'Eurogruppo rinvia al 20 novembre i temi più caldi sulla Grecia


Siamo giunti ad una nuova puntata della tragedia greca, un appuntamento che si rinnova puntualmente ogni trimestre, nel momento in cui vi sono delle scadenze dei pagamenti del Paese ellenico.
Ieri l’Eurogruppo ha deciso di accogliere la richiesta del governo di Atene di concedere altri due anni per la riduzione del deficit sotto il 3% alla luce degli ultimi sviluppi economici.
Ma come finanziare questo tempo supplementare, il cui costo è stato stimato in oltre 30 miliardi di euro?
Un altro punto in cui vi è una profonda divisione tra Fondo Monetario Internazionale e ministri della Unione Europea è sulla sostenibilità del debito greco e il suo rifinanziamento.
Inoltre, l’FMI conferma il 2020 come termine entro cui far scendere il rapporto debito/Pil al 120%, mentre la UE pensa ad un rinvio al 2022.
“Tutti i problemi troveranno una risposta nel prossimo meeting del 20 novembre'' ha dichiarato il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker.
E’ quello che ci auguriamo tutti.
Anche se vi sono delle vicende poco note in Italia e nel resto del mondo, che fanno storcere il naso: l’arresto avvenuto qualche giorno fa di Spiros Karatzaferris, giornalista greco radiofonico di "Art" nonché fratello di Iorgos, leader del partito nazionalista dei Laos, il quale aveva anticipato via radio la divulgazione dei dati ricevuti dagli hacker Anonymous sui conti pubblici alterati per favorire gli aiuti internazionali.
Ora non sappiamo quanto ci sia di vero in questa vicenda, ma è noto a tutti le carte false (nel vero senso della parola) fatte dalla Grecia per entrare a far parte del sistema euro.
In questo mare di incertezza, l’euro/dollaro è sprofondato questa notte sotto 1.27, con un minimo di giornata toccato poco fa a 1.2661.
E’ in corso il test dell’ultimo supporto rimasto a difesa del trend rialzista partito lo scorso luglio.
In caso di violazione di tale livello, si potrà scendere fino a 1.25.
Da qui a quel famoso 20 novembre del prossimo meeting dell’Eurogruppo, il mercato sarà in preda alla speculazione, con il susseguirsi di voci, smentite e notizie che ci sarà sulla questione del debito greco.
Anche se la rottura di 1.27 non lascia molte speranze alla nostra moneta.


venerdì 9 novembre 2012

La Germania non è più così super !


Questa mattina, una nota del ministero dell'Economia di Berlino dice che l'economia tedesca è destinata a rallentare nel quarto trimestre 2012 e nel primo trimestre del 2013 a causa del calo della domanda, sia interna che esterna, che andrà ad interessare i prodotti delle industrie del Paese.
Mercoledì scorso il dato sulla produzione industriale di settembre aveva già dato dei segnali in tal senso con il -1.8% contro il -1% atteso.
La super Germania non è quindi immune dalla crisi che sta colpendo il resto d’Europa.
E l’indice Dax ne sta risentendo in questi giorni crollando sotto i 7.200 punti, approcciando così il supporto che raggruppa i minimi degli ultimi due mesi.
Se violato, sarà messa a dura prova la soglia psicologica dei 7 mila punti e quindi altri potenziali scenari che sicuramente non saranno graditi alla Merkel.
In questo contesto di avversione al rischio, torna a salire con una certa forza il Bund, giunto nella seduta odierna alla resistenza in zona 143.30.
Un’eventuale violazione potrebbe portare il bene rifugio per eccellenza verso i massimi storici.
Fly to quality!


giovedì 8 novembre 2012

Obama rischia di finire nel precipizio fiscale


A distanza di quattro anni, a Wall Street si ripropone il film con protagonista Barack Obama.
Nel novembre del 2008, quando fu eletto per la prima volta, nelle due sedute successive lo S&P500, l’indice americano più rappresentativo, perse il 10%.
Ieri è andata molto meglio, con il solo -2.40% registrato alla chiusura delle contrattazioni.
Ed oggi come quattro anni fa, il mandato del presidente parte in un contesto storico, politico ed economico molto difficile, all'epoca erano passate poche settimane dal fallimento della Lehman Brothers.
L’attualità dei tempi correnti pone per il rieletto presidente diverse sfide, tralasciamo la crisi del debito europeo, perchè ce n’è una in casa che potrebbe avere delle forti ripercussioni sul sistema USA: il “fiscal cliff”, in italiano “precipizio fiscale”.
Il burrone in cui potrebbe finire l’economia a stelle e strisce considerato che a fine 2012 scadranno gli incentivi fiscali introdotti nell'era Bush ed i partiti repubblicani e democratici (oggi molto distanti) dovranno necessariamente trovare un accordo sul tetto al debito americano per evitare tagli automatici alle spese e aumenti delle tasse, si parla di 600 miliardi di dollari.
Nel peggiore dei casi, gli Stati Uniti rischiano di trovarsi in una nuova recessione.
Le varie agenzie di rating sono tutte alla finestra in attesa degli sviluppi di questa situazione che potrebbe portare a dei downgrade importanti.
Però, nel novembre del 2008, dopo quel disastro delle prime due sedute subito dopo l’elezione di Obama, lo S&P500 scese ancora fino a quel famoso 6 marzo 2009 in cui l'indice toccò un minimo intraday a 667 punti, il giorno da dove è poi partita una ripresa che ha avuto il suo apice lo scorso 14 settembre a 1.474 punti!
Il tutto è rappresentato nel grafico allegato.
Molti diranno che questo andamento al rialzo è stato “drogato” dalla ingente iniezione di liquidità immessa dalla Federal Reserve e che forse siamo adesso arrivati alla resa dei conti di questa politica economica, con questo “fiscal cliff” che pende come una spada di Damocle sulla testa del rieletto presidente e di tutti i rappresentati politici del Congresso USA.
I numeri parlano chiaro…in positivo, ma la realtà potrebbe presto cambiare…in peggio.
Staremo quindi a vedere se Barack Obama riuscirà nell’impresa di evitare una caduta nel “precipizio fiscale”.
Il mondo delle valute è in fermento!
Il dollaro, paradossalmente, ha guadagnato terreno su molti fronti, soprattutto contro l’euro.
Nella seduta odierna è stato toccato 1.2720, arrivando così in prossimità del supporto in area 1.27.
Come ho avuto modo di evidenziare nelle mie analisi delle scorse settimane, tale livello rappresenta l’ultima porta da chiudere al movimento rialzista partito dallo scorso luglio, dai minimi dell’anno.
E nel caso in cui dovesse esserci la violazione del supporto, tornerebbero ad essere allineati, al ribasso, i trend di medio e lungo periodo.


lunedì 5 novembre 2012

Analisi GBPUSD: oggi il test di 1.60 prima del supporto a 1.5945


Il rafforzamento del dollaro partito venerdì scorso su molte valute, ha avuto i suoi effetti anche sulla sterlina.
Nel giro di un paio di sedute sono state violate le soglie psicologiche a 1.61 e 1.60.
Il cambio GBPUSD si sta così dirigendo con una certa rapidità verso il supporto di breve in area 1.5945, dove ci sono i minimi di ottobre.
Siamo in un contesto di correzione dal massimo dell’anno toccato lo scorso 21 settembre a 1.6310 ed attenzione perché, se dovesse ripetersi il film visto tra fine aprile ed inizio giugno, dove dopo aver registrato il massimo del 2012 a 1.6302, il cross fu protagonista di una discesa fino a 1.5450!
Un movimento di oltre 800 pips che fa gola ai trend followers e che, invece, deve mettere in guardia chi prende delle posizioni contro mercato, a cui va il mio caldo invito ad utilizzare gli stop loss, per evitare danni irreparabili.